Imparare a gestire lo stress
Il concetto di “stress” è uno dei costrutti più studiati in psicologia sia nell'ambito clinico sia per l'impatto sul sistema sociale, per le sue complesse ripercussioni sulla salute del singolo che della collettività.
Lo stress è la malattia professionale più diffusa nel mondo del lavoro, se cronicizzato costringe l'organismo a vivere in una costante stato di tensione e di allarme, anche quando non è necessario.
Nell'ambito della prevenzione il tema dello stress è oggetto degli obiettivi presentati nella legge 626 del '94 in cui il datore di lavoro è obbligato ad individuare e valutare i rischi presenti nei luoghi di lavoro per il pieno sviluppo delle potenzialità del lavorative
Numerosi studi hanno dimostrato nel corso dei decenni lo stretto collegamento tra condizioni alterate di stress e livelli biologici profondi (malattie cardiocircolatorie, della pelle, diabete, indebolimento del sistema immunitario, tumori). Oggi lo stress rappresenta la malattia professionale più diffusa nel mondo del lavoro, si ritrovano all'interno delle cariche direttive, di management, ma non solo, essendo trasversale a tutti i luoghi di lavoro e a tutte le posizioni tenute.
Quando lo stress si cronicizza, l'organismo vive continuamente in uno stato di tensione e di allarme, bruciando le energie e le riserve metaboliche. Il cosiddetto burn-out, è il risultato di una situazione di stress continua.
Per stress acuto detto anche costruttivo, adattivo o eustresss (dal greco antico il prefisso eu significa buono) indica la complessa reazione dell'organismo a stimoli ambientali che lo mettono nella necessità di intervenire e agire con prontezza, concentrazione, efficacia, in tempi relativamente brevi.
Lo stress acuto è quindi l'attivazione biologico-comportamentale indotta dallo stimolo stressante, si instaura rapidamente e si esaurisce in breve termine.
Ciò anche quando bisogna affrontare e superare difficoltà che inducono uno stato di preoccupazione e di allarme: dal sostenere un esame all'affrontare un pericolo, dalla capacità di fuggire o difendersi.
Seyle pose l'attenzione sulla reazione e sull'attivazione dei sistemi endocrini e neurovegetativi.
La reazione di stress acuto coinvolge: la valutazione e la comprensione reale del pericolo, i modi per affrontare e i sistemi motori per essere pronti ad azione di tipo rapido e intenso.
L'attivazione dei sistemi fisiologici, biologici e psicologici è mediata dalle emozioni.
La stato di stress acuto può corrispondere a una coloritura emozionale: preoccupazione, paura, aggressività, concentrazione.
Sono emozioni connesse a stati di allarme, vigilanza, attenzione, controllo e non a stati emotivi di calma, allentamento, tranquillità, tenerezza, riposo.
L'attivazione biologico-comportamentale indotta dallo stressor può non esaurirsi, impedendo il ritorno alla situazione di baseline,l'impossibilità nel neutralizzare o eliminare gli stressor attraverso l'azione che il soggetto mette in atto può portare allo sviluppo dello stress cronico.
Le condizioni di stress acuto, possono permanere anche in assenza di eventi stressanti. Questa alterazione permanente della risposta di stress è legata a un processo di cronicizzazione che si è instaurato nell'individuo: stato di stress cronico, stato permanente di stress: distress (dys, significa male).
Stato di rilassamento
Con il termine “Stato di rilassamento” s’intende uno stato mentale frutto di tecniche atte a consentire un processo graduale di transizione da uno stato mentale ad un altro.
Lo stato mentale può essere descritto nei suoi parametri fondamentali attraverso il tracciato EEG, il quale misura l’attività dell’encefalo.
Gli stati mentali possono essere inquadrati in poche categorie, all’interno di un continuum di funzioni psicologiche: Veglia, Sonno, Dormiveglia.
Nell’EEG di veglia di un soggetto adulto normale è possibile riconoscere la presenza costante di due ritmi fisiologici:
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onde alfa, lente e lunghe vengono emesse in uno stato di calma e di rilassamento.
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onde beta, emesse durante lo stato di veglia.
Lo stato mentale si associa infatti ad una specifica organizzazione spazio-temporale dei processi elettrici, con aumento o riduzione nella frequenza e nell’ampiezza delle onde alfa, beta.
mA COSA ACCADE AL CERVELLO QUANDO CI RILASSIAMO?
Il tracciato EEG, registra l’attività di diverse aree funzionali e gli emisferi coinvolti nel corso del rilassamento.
L’induzione di uno stato di rilassamento comporta, nelle fasi iniziali, un incremento del ritmo alfa, associato ad un complessivo rallentamento dell’intero tracciato EEG.
Con il progredire del rilassamento si assiste ad un pattern di risposta EEG significatamente diverso, il ritmo alfa diventa teta: emessa dal cervello durante stati di rilassamento profondo, meditazione prolungata.
IL RILASSAMENTO E I SUOI MOLTEPLICI BENEFICI
Importanti modificazioni rilevate riguardano il sistema nervoso autonomo (sistema simpatico e parasimpatico), la reattività dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) che a loro volta, determinano modificazioni qualitativamente diverse di numerosi apparati, tra cui quello immunitario, respiratorio e cardiovascolare.
Numerosi studi attestano come la pratica di tecniche di rilassamento si accompagni ad una significativa attenuazione dell’asse HPA, anche in presenza di una stimolazione potenzialmente stressante: riduzione del cortisolo.
Analogamente il rilassamento induce l’attenuazione dell’ansia e della reazione di panico associata ad una minaccia: gli studi rilevano il fattore della permanenza nel tempo di questi benefici effetti!
I risultati conseguiti con le tecniche di rilassamento psico-corporee incrementano progressivamente, anche se la frequenza con la quale si ricorre alla pratica si riduce.
Due recenti studi hanno evidenziato a cura del Dott. Alexander, esperto in Neurofisiologia e malattie neurovascolari, come la pratica del rilassamento riduca significatamene la pressione arteriosa rispetto a quanto ottenuto con il rilassamento muscolare o altre forme di distensione fisica. I dati delle ricerche condotte indicano come l’esercizio di una pratica finalizzata al raggiungimento di un determinato stato mentale, consenta di controllare efficacemente un importante fattore di rischio come ad esempio l’aumento della pressione arteriosa.
Lo stato di benessere può essere raggiunto, quindi attraverso varie pratiche, l'integrazione di tecniche di rilassamento e tecniche a mediazione artistica permettono di ritrovare un progressivo positivo adattamento e ritrovamento delle proprie risorse interne, all'interno di un percorso di empowerment
L’arte e la mediazione artistica consentono di:
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SPERIMETARE nuove possibilità comunicative e relazionali nella totalità dei linguaggi
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APPRENDERE l’utilizzo di diverse modalità espressive nelle differenti fasi del processo di aiuto, in contesti di salutogenesi o di disagio esistenziale, a livello individuale o di gruppo
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FACILITARE la padronanza di strumenti creativi nella promozione del benessere e nella prevenzione del disagio attraverso uno spazio di sperimentazione
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PADRONEGGIARE strumenti e modalità di lettura del comportamento non verbale proprio e altrui
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Sviluppare la capacità di riconoscimento dello stile rappresentazionale della persona (di Sé e dell’altro); la capacità d’integrazione delle dimensioni: intellettiva, sensoriale e affettiva, verso un’ecologia mentale consapevole
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esplorale le potenzialità espressive nell’elaborazione e soluzione di problemi personali e relazionali
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incentivare la motivazione individuale e prevenire il rischio burn-out professionale


